Franco Piavoli, Umberto Bellintani, Mario Lodi, Afro Somenzari, Italo Lanfredini

Il regista Franco Piavoli l’ho incontrato un pomeriggio d’estate del ’99, nel giardino della casa del poeta Alberto Cappi, a Correggioli, piccola frazione di Ostiglia (Mantova).
Lui
conosceva già i miei scritti e disegni, che gli avevo spedito per posta grazie all’indirizzo avuto da un suo cugino.

Quando l’ho incontrato non era solo. C’erano con lui altri poeti, scrittori e artisti. Tra questi, il poeta Umberto Bellintani di Gorgo, frazione di San Benedetto Po (Mantova), il maestro Mario Lodi di Drizzona (Cremona) e l’artista e poeta Afro Somenzari di Piadena (Cremona).

Mi invitò Raffaella, mia carissima amica e moglie di Alberto Cappi, per allietare il pomeriggio con alcune mie canzoni dialettali.
A fine esibizione, ebbi il positivo consenso di tutti, con una dedica personale di Umberto Bellintani, che a tutt’oggi conservo come una reliquia.

Quel suo pensiero, lo fece scrivere di mio pugno sulla bianca pagina di “Nella grande Pianura”, la sua raccolta di poesie pubblicate da Mondadori nel 1998.
Lui, con mano tremante, sottoscrisse la data e il suo nome.

Ogni volta che leggo quella data e quella firma, a testimonianza di quel suo pensiero scritto dalla mia mano, il mio cuore trema come tremante è il suo tratto di scrittura…
Incontrare Mario Lodi, poter dialogare con lui, fu per me una grande emozione. Sapevo la sua grande valentìa di maestro, scrittore e pedagogista.
Il suo positivo consenso, ancora oggi mi viene detto attraverso il suo ricordo.

Di Afro Somenzari ricordo la sua ‘parola’, per me abbastanza incomprensibile, infatti lui è un artista patafisico.
In ogni caso, le nostre differenti ‘rive’ non ci hanno impedito di incontrarci sulla stessa ‘onda’ per dirci la nostra reciproca stima.
Lo scultore Italo Lanfredini ebbi occasione d’incontrarlo una sera di fine agosto 1995.
Italo ci aveva invitati a Casatico di Marcaria (Mantova), a Corte Castiglioni, dove avrebbe posto le sue sculture di lì a qualche giorno.
Ricordo ancora, a distanza di anni, il blu notte di quel cielo illuminato dalla luna e da una marea di lucciole, che inondava tutta la corte.
Ancora oggi mi sento in dovere di ringraziare per quella emozione che ritorna, quando penso a quella corte… a quella sera, e a tutte quelle piccole luci naturali, intermittenti, nella luce bianca della luna.

A testimonianza di quel ‘momento’ trascrivo un mio testo datato 25 ottobre 1995:

Corte Castiglioni (Casatico di Marcaria)

Na tenpestada ad pisaföch
brilar
déntar la cort..

Erba in la sera
a dormir
i legn pogi
drit
e arbalt
sü i mür
sgrustà..

I ni sot-cop
i rundanin
föra di gnai
coi testolin..

Lüna a speciàr la storia
storia
ad na ca’
e ad marcipé
lèta d’ista.

Corte Castiglioni (Casatico di Marcaria)

Una tempesta di lucciole
brillare
nella corte..

Erba nella sera
a dormire
i legni appoggiati
ritti
e rovesci
sui muri
scrostati..

Nei sotto-tetti
le piccole rondini
fuori dal nido
con le teste piccine..

Luna a specchiare la storia
storia
di una casa
e di marciapiedi
letta d’estate.

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